Chi dona il sangue dona la vita
 
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Quali sono i motivi per i quali vengono effettuati:
la compilazione del questionario, l'anamnesi e l'esame obiettivo, l'accertamento dei requisiti fisici e le indagini per la validazione biologica delle donazioni?

1.
il donatore legga e compili con attenzione e senso di responsabilità il questionario, ponendo al personale sanitario eventuali dubbi o richiedendo chiarimenti.

Le domande relative ad alcuni aspetti molto personali delle abitudini di vita (rapporti sessuali a rischio, uso di sostanze stupefacenti) sono molto importanti e necessitano di risposte estremamente veritiere. Queste domande non vengono poste con l'intento di invadere la vita privata e il diritto alla riservatezza del donatore, ma per garantire una maggiore sicurezza trasfusionale. Infatti i test sierologici per i virus dell'epatite B e C, per il virus dell'AIDS e per la sifilide, eseguiti in fase precoce di infezione, possono non identificare la presenza dell'agente infettante.

2. Il medico valuti con attenzione lo stato di salute del donatore attraverso il colloquio e la visita e con l'esecuzione degli esami ematochimici e strumentali che riterrà utili.

Esiste il rischio che malattie infettive possano essere trasmesse attraverso il sangue o i suoi derivati dal donatore al ricevente?

Alcune malattie infettive causate da microrganismi (virus, batteri, protozoi) possono essere trasmesse da un individuo all'altro attraverso il sangue:
la trasfusione di globuli rossi, plasma o piastrine e l'utilizzo di farmaci plasmaderivati (albumina, fattori della coagulazione, immunoglobine) rappresentano pertanto procedure a "rischio infettivo" per il ricevente.

Bene, pertanto, che la presenza di eventuali sintomi o segni indicativi di uno stato infettivo o il contatto con soggetti infetti siano sempre sottoposti dal donatore all'attenzione del medico.

La presenza di uno stato infettivo in fase acuta (i cui segni possono essere anche un banale raffreddore o il mal di gola) può dare luogo ad una transitoria viremia, cioè alla presenza di virus nel circolo sanguigno.

La convivenza con soggetti affetti da alcune malattie infettive (ad esempio morbillo, altre malattie esantematiche dell'infanzia, parotite) comporta la temporanea non idoneità alla donazione anche in assenza di sintomi, in quanto il periodo di incubazione di queste malattie può essere
anche di qualche settimana.

La trasfusione di sangue portatore di virus, soprattutto in alcune categorie di pazienti (soggetti immunodepressi ematologici o oncologici), potrebbe essere estremamente dannosa.

Il rischio infettivo più temuto dai pazienti trasfusi è quello dell'HIV (virus responsabile dell'AIDS), da HBV (virus responsabile dell'epatite B) e da HCV (virus responsabile dell'epatite C).

Attualmente i test di laboratorio per la diagnosi di queste malattie sono estremamente sensibili e specifici e consentono di rilevare la presenza del virus nel sangue poco tempo dopo l'infezione: le nuove tecniche di biologia molecolare possono addirittura ricercare la presenza di frammenti del genoma nel sangue.

Nonostante gli importanti progressi scientifici e tecnologici di questi ultimi anni non si è ancora giunti al "rischio zero". Esiste infatti un piccolo lasso di tempo in cui il virus è presente nell'organismo, ma non è rilevabile dai test di laboratorio: è il cosiddetto "periodo di finestra diagnostica".

proprio per ovviare a questo limite dei test che durante il colloquio viene attribuita particolare attenzione ad alcuni comportamenti considerati a maggior rischio (assunzione di sostanze stupefacenti, rapporti sessuali a rischio, occasionali, rapporti sessuali o convivenza con soggetti positivi per epatite B, epatite C o AIDS).


Quali sono i segni e i sintomi di epatite e di infezione HIV-AIDS?

Le epatiti virali e l'AIDS in stadio conclamato si presentano in genere con un quadro clinico caratteristico. Per le epatiti il segno più tipico è l'ittero (colorazione giallastra della cute e delle sclere), accompagnato da disturbi gastrointestinali e da una forte debolezza; per l'AIDS sono caratteristici il forte calo di peso, la presenza di infezioni ricorrenti e gravi e l'insorgenza di alcune forme di tumore.

Lo stadio iniziale di malattia o la condizione di sieropositività possono essere del tutto asintomatici e silenti o dare disturbi molto generici e di lieve entità (malessere generale, febbricola, inappetenza.), disturbi comuni ad altre patologie anche banali come la sindrome influenzale.

In molti casi, però, i segni e i sintomi delle infezioni sono così leggeri da non essere avvertiti dal soggetto. Per porre una diagnosi corretta è importante il colloquio chiarificatore con il medico, soprattutto per rilevare l'esposizione, con eventuali comportamenti a rischio, a tali infezioni ed effettuare l'esecuzione di appropriati test di laboratorio.


Qual'è il significato di consenso informato, auto-esclusione, sospensione temporanea e permanente?

CONSENSO INFORMATO

Il donatore dà il consenso alla procedura di donazione, mediante la firma di un apposito modulo, dopo essere stato correttamente informato (colloquio con il medico, materiale informativo) su tutto ciò che riguarda la donazione.

AUTO-ESCLUSIONE

Il donatore stesso non si ritiene idoneo alla donazione dopo aver preso visione delle cause di non idoneità (materiale informativo presso le sedi di prelievo o le associazioni di volontariato, questionario, informazioni acquisite dal colloquio con il personale sanitario o con altri donatori);
il donatore può decidere:

  • di non effettuare o completare la donazione;
  • di parlare con il personale sanitario per avere ulteriori chiarimenti;
  • di donare, chiedendo successivamente che l'unità non venga utilizzata
    a scopo trasfusionale.

SOSPENSIONE TEMPORANEA e PERMANENTE

Esistono condizioni patologiche o comportamentali non compatibili temporaneamente o definitivamente con la donazione in quanto dannose per il donatore (ad es. cardiopatie, ulcera gastrica o duodenale, anemia) o per il ricevente (malattie infettive, tatuaggi, piercing).

  • Sono causa di sospensione temporanea quelle condizioni per le quali, trascorso il periodo di non idoneità, è consentita la ripresa dell'attività di donazione, ad esempio sindrome influenzale, faringite (mal di gola), gastroenteriti, alcuni tipi di terapia (antibiotici), interventi chirurgici, viaggi in zone tropicali, gravidanza.
  • Sono invece considerate cause di sospensione definitiva quelle condizioni per le quali si ritiene che il motivo di non idoneità non si modifichi nel tempo: ad esempio cardiopatie, tumori, anemia cronica, epatiti.

La tipologia di sospensione è regolata da normative nazionali ed europee e può subire variazioni in base al progresso delle conoscienze scientifiche e tecnologiche.


Quali sono i motivi per cui non devono donare sangue coloro ai quali la donazione potrebbe provocare effetti negativi sulla propria salute?

Nell'ambito dei decreti di applicazione della legge trasfusionale il legislatore ha posto particolare attenzione sui criteri di protezione della salute del donatore. Proprio per non arrecare alcun danno al donatore viene richiesto il rispetto di alcuni parametri, come ad esempio il peso corporeo (>50 Kg), i valori dell'emoglobina (>12,5 g/dL nella donna, >13,5 g/dL nell'uomo), la pressione arteriosa (sistolica 110-180 mmHg), la frequenza cardiaca (50-100 battiti/min.), etc.


Quali sono i motivi per cui non devono donare il sangue coloro che così facendo metterebbero a rischio la salute dei riceventi la donazione, come nel caso di coloro che hanno comportamenti sessuali ad alto rischio di trasmissione di malattie infettive o sono affetti da infezione da virus HIV/AIDS e/o da epatite o sono tossicodipendenti o fanno uso non prescritto di sostanze farmacologiche per via IM (intermuscolare), EV (endovena) o tramite altri strumenti in grado di trasmettere gravi malattie infettive comprese sostanze stupefacenti, steroidi o ormoni a scopo di culturismo fisico?

Malattie infettive come l'AIDS, l'epatite B e l'epatite C possono essere trasmesse attraverso la trasfusione di sangue, plasma, piastrine o la somministrazione di farmaci plasmaderivati (albumina, fattori di coagulazione, immunoglobine). Il sangue del donatore potrebbe infatti essere prelevato durante il periodo della finestra diagnostica, momento in cui è infettante, ma risulta ancora negativo ai test di screening. I più recenti test diagnostici hanno enormemente ridotto
la durata della fase finestra; con l'utilizzo delle tecniche di amplificazione genica (NAT, che la Regione ha reso obbligatorie) tali periodi si riducono ancora di più, ma non si annullano .

Ed è proprio per questo che spetta al donatore comunicare in assoluta onestà la presenza di eventuali fattori di rischio.


Quali sono le procedure di donazione ed i rischi ad esse correlati per coloro che intendono partecipare ai programmi di donazione di sangue intero o di emocomponenti mediante aferesi?

Tutte le procedure di prelievo di sangue o di emocomponenti vengono effettuate sotto sorveglianza e responsabilità di personale sanitario formato e competente.

Per sangue intero si intende il sangue prelevato, a scopo trasfusionale, da un donatore, utilizzando materiale sterile, monouso e corredato di apposite sacche di raccolta contenenti la soluzione anticoagulante.

La durata della procedura è in media di 5-10 minuti e comporta il prelievo di 450 ml ± 10% di sangue. Il sangue raccolto non viene utilizzato in toto, ma, mediante una particolare procedura chiamata frazionamento, viene separato nei suoi costituenti. Da una singola unità di sangue intero è possibile ottenere tre unità di emocomponenti: i globuli rossi concentrati, le piastrine e il plasma. Sono questi emocomponenti che vengono utilizzati a scopo trasfusionale.

Con la donazione mediante aferesi il donatore dona uno solo o più componenti del suo sangue: plasma (plasmaferesi), piastrine (piastrinoaferesi), plasma e piastrine (plasmapiastrinoaferesi), globuli rossi e piastrine (eritropiastrinoaferesi), globuli rossi e plasma (eritroplasmaferesi).

La procedura avviene mediante l'utilizzo di un'apposita apparecchiatura (separatore cellulare) che consente la separazione del sangue prelevato nelle sue componenti: viene raccolto in un'apposita sacca solo l'emocomponente selezionato, mentre il sangue residuo viene reinfuso al donatore.

Il tempo di donazione può variare dai 30 ai 60 minuti con variazioni individuali condizionate da alcuni parametri: i più importanti sono rappresentati dai parametri di partenza del donatore (ad es. il valore dell'ematocrito, delle piastrine) e dall'entità del flusso venoso.

I rischi connessi alle procedure di donazione sono pochi e di piccola entità: i più frequenti sono la comparsa di ecchimosi nel punto di prelievo e la lipotimia (svenimento), legata in genere più all'emotività del soggetto che al volume di prelievo. Solo molto raramente si verificano effetti collaterali più gravi che richiedono un trattamento terapeutico specifico.


E' possibile porre domande in qualsiasi momento della procedura?

Il donatore in ogni momento può chiedere ulteriori chiarimenti: il personale volontario dell'Associazione Donatori ed il personale del servizio trasfusionale devono fornire al donatore tutte le informazioni relative all'attività di donazione.


E' possibile ritirarsi o rinviare la donazione per propria decisione e in qualunque momento della procedura?

Il donatore, dopo aver preso tutte le informazioni che ritiene necessarie, è libero di ritirarsi o di rinviare la donazione in qualsiasi momento e può decidere se giustificare o no la sua scelta. In caso di donazione iniziata o completata, l'unità dovrà essere eliminata.

Sarebbe preferibile in ogni caso, chiarire con il medico il motivo della propria decisione.


Qualora gli esami effettuati ponessero in evidenza eventuali patologie, il donatore sarà informato a cura della Struttura Trasfusionale e la sua donazione non utilizzata?

Gli esami ematochimici e/o strumentali effettuati in occasione della donazione vengono valutati dal medico della struttura trasfusionale e il loro esito viene comunicato al donatore.

In caso di riscontro di valori patologici il medico provvederà al richiamo del donatore per gli accertamenti del caso.

Il destino dell'unità donata dipende dal riscontro patologico rilevato: nel caso in cui venissero meno i criteri di sicurezza l'unità verrà eliminata.


Quali sono i motivi per cui è necessario che il donatore comunichi tempestivamente al personale della Struttura Trasfusionale, ai fini della tutela della salute dei pazienti trasfusi, eventuali malattie insorte dopo la donazione con particolare riferimento all'epatite virale in ogni sua forma?

Esiste il rischio che il donatore doni in un momento in cui la presenza di un agente infettivo non sia rilevabile ne' clinicamente ne' laboratoristicamente (periodo di incubazione, periodo di finestra diagnostica). Questo vale per le epatiti virali e per l'infezione da HIV, ma anche per altre malattie (morbillo, varicella, mononucleosi) che possono diventare pericolose se trasmesse a soggetti immunodepressi quali malati ematologici e oncologici. Pertanto è importante che il donatore comunichi tempestivamente eventuali malattie insorte nei giorni successivi alla donazione per consentire al personale del Servizio Trasfusionale di prendere i provvedimenti del caso (eliminazione dell'unità donata se ancora disponibile, controllo e monitoraggio del donatore e del ricevente).